Zuppi: «Salvaguardare l’equilibrio dei poteri e fare il bene comune senza logiche parziali»
La posizione della Chiesa sul prossimo referendum costituzionale la possiamo cogliere nelle parole del cardinale Matteo Zuppi (nella foto sopra con il vescovo Marco Brunetti e don Dino Negro) pronunciate in apertura del Consiglio episcopale permanente a Roma, il 2 gennaio scorso.
Il riferimento al referendum è contenuto nelle considerazioni finali delI’Introduzione, tenuta dall’arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, all’inizio dei lavori. II messaggio del cardinale Zuppi non contiene indicazioni di voto, tanto meno orientamenti “politici”: si inserisce in una riflessione di carattere pastorale e civile più ampia.
Si tratta di un richiamo alla partecipazione al voto, critica e responsabile. «La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Consiglio superiore della magistratura sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti», ha commentato il presidente della Cei. La motivazione sta nella fedeltà alla “preziosa eredità” dei padri costituenti: «Un equilibrio tra poteri dello Stato».
Questo non nega una pluralità di declinazioni e la ricerca di continui perfezionamenti, secondo le esigenze sociocuturali: «Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti».
Nell’intervento di Zuppi si ribadisce il valore della partecipazione e della corresponsabilità dei cittadini in un contesto segnato da una diffusa disaffezione alle urne. La partecipazione esprime l’impegno democratico per la costruzione del bene comune, e viene «dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali».
Si riconosce che i temi del referendum sottendono procedure e aspetti di tecnica giuridica non di facile comprensione per il cittadino comune. Per cui, anche dopo il referendum, deve continuare «l’attenzione sull’esercizio concreto della giurisdizione… che soffre di molte difficoltà». La lentezza dei processi con i conseguenti danni alle persone coinvolte e anche al sistema economico ne sono un esempio.
A questa posizione della Chiesa non si può pertanto attribuire finalità di schieramento o di strumentalizzazione “politica”, ma piuttosto un invito alla coscienza di ogni cittadino e di ogni credente a essere informato e responsabile, e quindi libero.
don Gianni Manzone – Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi

