Siamo costantemente immersi in un clima di guerra. Guerra armata e verbale, conflitti globali e regionali, luoghi di dolore dove la mitezza è confusa con l’arrendevolezza, dove gli operatori di pace sono emarginati o uccisi, dove domina il motto «se vuoi la pace prepara la guerra».
Tra le nostre comunità si sta diffondendo un senso di angoscia globale, rendendo ancora più pesante il senso di precarietà, le carenze relazionali e spirituali in cui siamo immersi da anni. Le notizie quotidiane che provengono dai mass media ci presentano una realtà dove la guerra di nazioni contro nazioni, popoli contro popoli appare approdo inevitabile e indispensabile per garantire la sopravvivenza di alcuni a scapito di altri. In questo clima, anche il migrante viene immediatamente percepito, prima ancora di ogni possibilità di incontro e dialogo, come un essere alieno e minaccioso, potenzialmente portatore di rischi più che di opportunità.
Ma dobbiamo rassegnarci al conflitto, alla distruzione nostra e del creato? Dobbiamo davvero convivere con l’angoscia quotidiana che aggredisce la salute mentale di tante persone, facendole sprofondare spesso in situazione di disagio, depressione, ansia, in un contesto di forte stress dei
servizi di salute mentale per gli adulti e della neuropsichiatria infantile?
La pace non è un’utopia. Possiamo essere operatori di pace ogni giorno: quando rispettiamo e promuoviamo la dignità di ogni persona e del creato, quando scegliamo la mitezza e perseveriamo nel dialogo in modo costruttivo e paziente, quando riusciamo a perdonare e riconciliarci, quando
siamo testimoni di speranza, consolazione e integrazione. Ogni azione di questo tipo, per quanto piccola, è un contributo alla pace che, aggiungendosi a molti altri, promuove un cambiamento culturale. È un movimento virtuoso che, partendo dal basso, può arrivare sino alle nazioni e chi le governa, influenzandone orientamenti e decisioni. Dobbiamo valorizzare l’importanza delle
testimonianze e degli atteggiamenti di pace e fraternità che ogni giorno nei contesti di vita più diversi possiamo manifestare: sono piccoli germogli che possono dare grandi frutti, anche e soprattutto in termini di salute mentale.
La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto… In tutto il mondo è auspicabile che «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono» (messaggio di
Papa Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2026).
Torino, 30 settembre 2026
+ monsignor Marco Brunetti, vescovo di Alba delegato Conferenza episcopale piemontese per la Pastorale della salute e la Caritas
don Paolo Fini, incaricato regionale per la Pastorale della salute

