- La presentazione della Lettera pastorale in Cristo re.

SANTA MESSA XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Inizio Anno Pastorale
OMELIA DEL VESCOVO MARCO
Alba Parrocchia di Cristo Re – Domenica, 3 ottobre 2026
“Come è bello e dolce che i fratelli vivano insieme” non è solo il titolo della mia lettera pastorale, tratto da un bellissimo salmo, ma è quanto vogliamo essere e costruire come Chiesa. Chiunque si affacci alla vita delle nostre comunità deve vedere come è bello stare insieme e annunciare il vangelo con gioia. Dobbiamo diventare attrattivi perché costruiamo relazioni vere e profonde e non finte e un po’ ipocrite.
Le nostre comunità devono sempre più essere accoglienti, inclusive dalle porte e finestre spalancate, dove nessuno si senta escluso, giudicato o di troppo.
L’Eucaristia e l’ascolto della Parola ci guidano in questo cammino di Chiesa. In particolare oggi ci troviamo di fronte a due letture che parlano in modo profondo e significativo della relazione tra Dio e il suo popolo.
La Prima lettura, tratta da Isaia 5,1-7, e il Vangelo di Matteo 21,33-43, offrono un messaggio chiaro sulla responsabilità che abbiamo nei confronti della nostra fede e della nostra vita spirituale. Entrambi i testi utilizzano l’immagine della vigna per esprimere il desiderio di Dio di raccogliere frutti di giustizia e di amore dal suo popolo.
La metafora della vigna che ci accompagna in queste domeniche è a noi tutti famigliare e possiamo comprendere quanto Gesù vuole dirci.
Isaia inizia con un canto d’amore riguardo alla sua vigna: “Voglio cantare per il mio diletto, il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle” (Isaia 5,1)
Questa vigna, curata con grande attenzione, diventa un simbolo del popolo d’Israele. Dio si presenta come il vignaiolo, che ha fatto tutto il possibile per far prosperare la sua vigna: ha scelto un terreno fertile, l’ha dissodata, l’ha piantata con viti scelte e ha costruito una torre per la protezione.
Tuttavia, il risultato è deludente: la vigna produce uva selvatica, invece di frutti buoni. “Aspettavo che producesse uva buona, ed essa ha prodotto uva selvatica.” (Is 5,2)
Questo passaggio ci invita a riflettere sulla nostra vita. Dio ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno per crescere e prosperare nella fede. Ci ha fornito la Sua Parola, i sacramenti, la comunità e la Sua grazia.
Tuttavia, spesso siamo noi a scegliere di non rispondere a questo amore. Produciamo frutti di giustizia e amore? Oppure ci limitiamo a vivere in modo superficiale, senza considerare le conseguenze delle nostre azioni?
Isaia continua il suo canto con un avvertimento: “Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.” (Is 5,5)
Dio, che ha fatto tutto il possibile, è costretto a prendere misure drastiche. Questa è una manifestazione dell’amore di Dio: non può tollerare l’infedeltà e la mancanza di frutti. Quando leggiamo queste parole, dovremmo chiederci: quali sono i frutti che produciamo? Come rispondiamo all’amore di Dio?
Nel Vangelo di Matteo, Gesù racconta la parabola dei vignaioli omicidi. La parabola si apre con un proprietario di una vigna che affida la sua vigna a dei contadini e parte per un viaggio.
Quando il tempo della vendemmia arriva, egli manda i suoi servitori per ricevere i frutti della vigna, ma i contadini li maltrattano e li uccidono.
“… mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto.” (Mt 21,34)
Questa parabola riflette la storia di Israele e il modo in cui Dio ha inviato profeti e messaggeri per cercare di portarli a una vita di giustizia e santità.
Troppo spesso siamo sordi e ciechi e non ascoltiamo e non vediamo quanto il Signore compie nelle nostre comunità, preferiamo lamentarci o criticarci ignorando il bene che il Signore opera in mezzo a noi.
Tuttavia, il rifiuto da parte del popolo è evidente. Alla fine, il proprietario manda il suo stesso figlio, pensando che lo rispetteranno, ma i contadini lo uccidono, sperando di prendere la vigna per loro stessi.
La parabola ci insegna che la responsabilità non è solo del padrone, ma anche dei vignaioli stessi.
Questo ci porta a riflettere sulla nostra responsabilità nella vita cristiana. Siamo chiamati a essere custodi dei doni di Dio. Ma cosa facciamo con questi doni? Come rispondiamo alla chiamata di Dio?
Gesù conclude la parabola affermando che il regno di Dio sarà tolto da coloro che non producono frutti e sarà dato a un popolo che ne produca.
“Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio da voi e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.” (Matteo 21,43)
Questa è una chiamata all’azione. Non possiamo semplicemente essere spettatori nella nostra vita di fede. Dobbiamo essere attivi, partecipando alla missione di Dio e producendo frutti di amore, giustizia e misericordia.
Questo ci induce ad essere profeti nella nostra società a costo di essere rifiutati, emarginati o addirittura minacciati.
Entrambe le letture mettono in evidenza l’amore di Dio, che è sempre presente, anche quando il suo popolo si allontana. Dio non smette di cercare il suo popolo, desiderando una relazione autentica e fruttuosa. Tuttavia, ci invita anche a considerare la giustizia. La giustizia non è un concetto astratto, ma implica azioni concrete nella nostra vita quotidiana.
- Il vescovo durante la celebrazione in Cristo re.
Siamo chiamati a riflettere su come viviamo le nostre relazioni, come trattiamo gli altri e come rispondiamo alle ingiustizie del mondo. La giustizia di Dio ci sfida a essere testimoni della Sua verità e della Sua grazia, a portare conforto e speranza a chi ne ha bisogno.
Oggi, mentre meditiamo su queste letture, siamo chiamati a una conversione profonda. Dobbiamo chiederci: quali frutti produciamo nella nostra vita? Come rispondiamo all’amore di Dio? Siamo disposti a essere custodi della Sua vigna, a lavorare per la giustizia e a portare amore nel mondo?
La vigna è un’immagine potente, che ci ricorda che siamo parte di qualcosa di più grande. Siamo tutti chiamati come operai nella sua vigna e a collaborare nel piano di Dio per il mondo. Non possiamo rimanere indifferenti. La nostra fede deve tradursi in azioni concrete, in scelte quotidiane che riflettono l’amore di Dio.
Al termine della celebrazione darò il mandato pastorale a tutti gli operatori delle nostre comunità, è un invito a testimoniare il nostro battesimo e a annunciare il Regno di Dio con gioia e speranza là dove il Signore ci ha posti.
Preghiamo affinché possiamo essere sempre più simili a quella vigna che produce frutti buoni, per la gloria di Dio e il bene del nostro prossimo. Amen.









