Domenica 14 giugno ci sarà la celebrazione del 35° anniversario della morte di monsignor Rossano, con due eventi: alle 9.45, a Vezza, la Messa e alle ore 16.30 ad Alba, in via Mandelli, una conferenza di don Giulio Osto.
La ricorrenza cade in un momento a dir poco problematico a livello mondiale: il dialogo è in crisi a tutti i livelli. Come si fa a dialogare sotto il fragore delle bombe? E anche là dove tacciono le armi, minacce e ultimatum creano un clima di tensione e sospetto che impediscono la ricerca di soluzioni ragionevoli ai problemi. Ma, se per miracolo lo scenario del mondo cambiasse e potessimo sederci in una assemblea per affrontare insieme i problemi che assillano l’umanità, saremmo capaci di farlo? La domanda chiama in causa sia i politici sia i credenti.

Monsignor Rossano in un convegno a Torino.
Per provare a rispondere ci mettiamo in ascolto di un maestro come monsignor Pietro Rossano. Da studioso del suo pensiero, penso di poter affermare, senza timori di smentite, che nessuno ha proposto una filosofia-teologia del dialogo completa come la sua. Dai suoi testi emerge che il dialogo implica cinque passi successivi: tolleranza, rispetto, conoscenza, ammirazione, volontà di costruire insieme la casa comune. Il dialogo interreligioso ne prevede un sesto: la disponibilità a camminare verso un mistero (Dio!) che nessuno possiede, ma che tutti dobbiamo cercare.
Quest’anno cercheremo di approfondire il terzo passo, la conoscenza. Per dialogare bisogna conoscersi: non solo perché è difficile parlare con gli sconosciuti, ma perché se non si conosce l’altro è impensabile avere ammirazione per lui e lavorare a un progetto comune. È per rispondere a questa esigenza che Rossano ha scritto il libro, che domenica 14 giugno verrà presentato dal curatore, don Giulio Osto. Il libro ha una storia che merita di essere conosciuta.
Era l’anno 1964. Tre mesi dopo l’istituzione da parte di Paolo VI del Segretariato per i non cristiani, l’allora sottosegretario, Pietro Rossano, fu incaricato di stendere un breve Profilo del cristianesimo ad uso dei non cristiani. Il lavoro vide la luce tre anni dopo, nel 1967, con il titolo che ha tutt’ora: La speranza che è in noi. Breve presentazione della fede cattolica. Divenne presto un best-seller internazionale, con centinaia di migliaia di copie stampate e decine di traduzioni (22 quelle ufficiali). L’ultima ristampa italiana – a cura dell’editrice Esperienze – era del 1992 ed era da tempo esaurita. Nel 2025, la casa editrice Morcelliana ne ha curato una nuova edizione, arricchita da una postfazione di Giulio Osto: “La perenne sfida di tradurre la fede”.
La sfida accettata e vinta da Rossano era improba: sintetizzare in 60 pagine il cristianesimo, in modo da renderlo comprensibile ai non cristiani. L’obiettivo dell’opera non era quello di convertire i lettori, ma di offrire informazioni corrette, documentate, verificabili. Il testo si rivolge non alla fede, ma all’intelligenza dell’interlocutore. È diviso in tre capitoletti: 1) L’evento cristiano, ossia la vicenda storica di Gesù e la nascita di comunità di discepoli che si riferivano a lui; 2) La sapienza cristiana: un tentativo di comunicare e, in qualche modo, di spiegare i contenuti della fede cristiana; 3) La vita cristiana, con i precetti fondamentali che la regolano. È riservata a un’appendice di sole tre pagine (!) una sintetica illustrazione della struttura gerarchica della Chiesa: il Papato, le diocesi, le parrocchie, gli ordini religiosi… con un cenno di poche righe al Codice di diritto canonico e al sostegno economico. Quasi a dire che un discorso serio sul cristianesimo non prende le mosse dal Vaticano, dalla gerarchia, dal diritto o… dai soldi della Chiesa!
Questa era la Chiesa del concilio Vaticano II, la Chiesa che Rossano amava, la Chiesa per cui ha dato la vita, lavorando praticamente fino all’ultimo giorno, fino a quel 15 giugno 1991, quando la morte lo ha strappato via a soli 68 anni. Il testo che viene riproposto è stato la base per tanti momenti di dialogo. Ne abbiamo un tremendo bisogno ancora oggi.
Battista Galvagno

