Monchiero 13 maggio ore 17 S Messa nel 220 anniversario segue presentazione del libro.
La storia è ricca di personaggi meno noti che hanno avuto un ruolo cruciale in grandi vicende internazionali. Uno di questi è padre Paolo Abbona, un missionario piemontese trasferitosi in Birmania nell’Ottocento. Una vita straordinaria la sua, da religioso impegnato nell’aiuto dei più bisognosi e da consigliere e ambasciatore alla corte dei re birmani, giocando un ruolo cruciale nel conflitto anglo-birmano. La vita di Paolo Abbona è a dir poco avventurosa. Nato a Monchiero, un piccolo paesino collinare delle Langhe nel 1806, da una famiglia contadina a soli ventiquattro anni viene consacrato sacerdote. Si unisce alla Congregazione degli Oblati di Maria Vergine e poi alla Casa della Consolata di Torino. Il suo destino è però un altro e ben presto rivela ai suoi superiori il desiderio di partire come missionario in terre lontane.
La missione
Nel 1839 parte così per la missione di Ava e Pegù in Birmania. Raggiungere quella meta non è certamente semplice in quegli anni e la sua prima grande avventura è proprio quel viaggio. Il 23 luglio di quell’anno esce da Torino in diligenza. In sua compagnia c’è l’oblato Bruno di Tonengo di Ivrea. Un lunghissimo e difficoltoso percorso li avrebbe attesi. I due si imbarcano sul vapore Mentore a Civitavecchia, sono diretti a Malta e poi ad Alessandria d’Egitto. Da lì, assistiti da una carovana di beduini adeguatamente armati contro le incursioni dei predoni, tra sabbia e dune ha inizio la traversata del deserto. «Sul Nilo poi e nel deserto si dormiva o il mare o al cielo aperto sull’arena», scrive il sacerdote in una lettera, «in Suez sopra una stuoia; sul bastimento da Suez ad Aden sopra il ponte del bastimento, servendoci da cuscino le corde, e alzandoci la mattina bagnati dalla rugiada».
Lo Yemen
A Aden, nello Yemen, devono patire una lunga sosta a causa di una malattia dovuta all’acqua ingerita e della difficoltà di trovare un bastimento per proseguire il viaggio. Il 6 novembre sono a Bombay in India. La città è così descritta da Abbona: «Circondata tutto all’intorno di muri, e di forti, è perciò ben sicura dai nemici, è pure assai bella non dico come Torino, ma più di tutte le altre città del Piemonte: ha contrade assai belle e lunghe, le case all’europea a meno dei vetri, che qui non servono, non sapendosi cosa sia il freddo». Il 19 agosto del 1840, dopo un anno e un mese di viaggio da Torino, il sacerdote è finalmente a Moulmein, l’allora capitale della Birmania britannica.
L’epidemia
Dopo trentatré anni in Italia ne dedicherà altrettanti al popolo birmano. Fin dall’arrivo a Amarapura, capitale della Birmania indipendente, il prete piemontese si guadagna l’affetto della popolazione, la stima del sovrano e degli altri componenti della corte. La città birmana viene colpita da una terribile epidemia di vaiolo che fa strage soprattutto di bambini poveri. Abbona non si risparmia per aiutare i più bisognosi e, rimanendo in contatto con molti nobili piemontesi come Giulia di Barolo, riesce a far arrivare denaro e medicine. Il re Mindon ripone molta fiducia nel prete piemontese che diviene un suo ascoltato consigliere.
Il conflitto
Durante il conflitto anglo-birmano, il sovrano gli affida delicate e importanti missioni diplomatiche presso gli inglesi. Tra le curiosità scopriamo che padre Abbona introduce anche l’uva bianca, sconosciuta al tempo in Birmania, Cavour personalmente si occupò di fargli avere i magliuoli migliori. Dopo decenni intensi, Abbona ormai stanco decide nel 1873 di far rientro in Italia. Nel suo viaggio è accompagnato da un principe e quattro giovani paggi della corte birmana. Un viaggio certamente meno faticoso di quello dell’andata perché, nel frattempo, avevano aperto il canale di Suez. I giovani paggi in Piemonte divengono un’attrazione per le famiglie aristocratiche che non mancano di invitare i giovani principi a colazione per conoscere usanze e culture di quel popolo lontano.
Il ritorno
Il religioso si impegna per far conoscere ai giovani aristocratici birmani il Piemonte e alcune città del Nord. In agosto li porta a Milano dove visitano anche la ditta della gomma di Giovanni Battista Pirelli, che aveva da poco aperto i battenti. Il sacerdote morirà un anno dopo il suo rientro in Italia. A ricordare questa importante figura è sua pronipote Anna Maria Abbona Coverlizza nel suo libro Consigliere e diplomatico alla corte birmana. (Effatà Editrice). È un’accurata ricerca storica (da documenti d’archivio, lettere e storiografia, mai analizzati in precedenza) con i contributi di altri studiosi. Anna Maria porta oggi avanti la missione di padre Abbona con l’associazione MedAcross di cui è socia fondatrice – dieci anni fa – insieme ad altri volontari torinesi.
La solidarietà
Sono medici e professionisti che supportano nei territori le popolazioni afflitte da guerre e crisi umanitarie. I primi interventi umanitari e sanitari in Myanmar, oggi anche in Thailandia, Sri Lanka, Ruanda e Somaliland, con l’unico ospedale italiano di Hargeisa. L’ultimo in corso è un progetto di aiuto a mamme e bambini birmani nell’area di Mandalay, duramente colpita di recente dal terremoto.

