Nel messaggio per il Primo maggio, festa del Lavoro, l’arcivescovo di Torino invita tutti a riflettere
Alla vigilia della Festa del Lavoro, Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, ha diffuso un messaggio in cui esprime forte preoccupazione per il legame tra occupazione e industria bellica nel territorio piemontese.
Nel suo intervento, Repole invita a non «abituarsi» alla guerra e a mantenere una coscienza vigile e inquieta di fronte ai conflitti in corso. Pur riconoscendo le difficoltà legate alla disoccupazione e alle crisi industriali che hanno colpito l’area, sottolinea come non si possa accettare qualsiasi forma di lavoro senza interrogarsi sulle sue implicazioni etiche.
Il riferimento è alla crescita delle aziende legate alla cosiddetta «industria della Difesa», che in Piemonte rappresentano una fonte di sviluppo economico e occupazionale. «È inutile girarci attorno» afferma «si tratta di un mercato che prospera sulla produzione di strumenti di morte, utilizzati in altre parti del mondo per distruggere e uccidere».
Repole richiama quindi la responsabilità collettiva di istituzioni, cittadini, imprenditori e lavoratori, ponendo una domanda cruciale: quale modello di sviluppo vuole perseguire il territorio? «Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?», chiede provocatoriamente.
Nel messaggio, l’arcivescovo cita anche le parole di Leone XIV, secondo cui non basta parlare di pace, ma è necessario impegnarsi concretamente per fermare la produzione di armamenti.
Infine, la Chiesa torinese, attraverso la Pastorale del Lavoro, si propone come spazio di dialogo e confronto per affrontare queste questioni, con l’obiettivo di coniugare dignità del lavoro e costruzione della pace.
il messaggio integrale: https://vocetempo.it/non-vogliamo-essere-la-citta-delle-armi/

