Nella mattina del Giovedì santo, 2 aprile alle 10.30, nel duomo di Alba il vescovo Marco Brunetti ha presieduto la concelebrazione della Messa crismale (foto sopra) con i vescovi, presbiteri e diaconi della Diocesi, alla presenza dei cresimandi.
Sempre giovedì 2, alle 21 in cattedrale Brunetti ha officiato la Messa in Coena Domini con il rito della lavanda dei piedi.
Di seguito, i testi completi delle due Omelie:

Messa crismale: la benedizione degli oli usati per i sacramenti.

Santa Messa del Crisma
OMELIA DEL VESCOVO MARCO
Cattedrale di San Lorenzo
ALBA – Giovedi Santo, 2 aprile 2026
Cari presbiteri e diaconi e carissimi ragazzi giunti da diverse parrocchie della nostra Diocesi,
ci ritroviamo oggi in questa solenne celebrazione della Messa del Crisma, un momento di grande significato per la nostra comunità diocesana e per ciascuno di noi come membri del Corpo di Cristo.
È un’opportunità per riflettere sull’identità e sulla missione che ci è stata affidata, richiamando alla nostra mente il profondo significato degli oli santi che oggi saranno benedetti.
La celebrazione di oggi si radica nella tradizione della Chiesa, unendo il passato e il presente. Gli oli che benediremo – l’olio degli infermi, l’olio dei catecumeni e il crisma – sono simboli potenti della grazia divina che opera nella nostra vita.
Ogni volta che uniamo il nostro corpo e la nostra anima a questi santi oli, siamo chiamati a rispondere al dono di Dio con generosità e amore.
In Giovanni 15,16, Gesù ci ricorda: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga».
Quest’affermazione di Gesù illumina il nostro cammino di ministri e di battezzati. Siamo stati scelti e consacrati per una missione.
La benedizione degli oli rappresenta questo invio, questo mandato a portare frutto nel mondo.
L’olio degli infermi, benedetto oggi, è un segno della presenza di Dio nei momenti di sofferenza e di fragilità. È un invito a tutti noi a essere vicini a coloro che soffrono, a portare il nostro amore e la nostra attenzione a chi è nel bisogno.
La Chiesa, attraverso questo sacramento, offre non solo conforto ma anche una testimonianza di speranza. Ricordiamo le parole di Giacomo 5,14: «Se qualcuno tra voi è malato, chiami gli anziani della Chiesa e preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore».
In questo gesto semplice ma profondo, non solo si manifesta la potenza della grazia divina, ma si esprime anche la nostra chiamata a essere strumenti di guarigione. Siamo tutti chiamati a essere un “olio” di consolazione per i nostri fratelli e le nostre sorelle, a non dimenticare mai che spesso è attraverso di noi che Dio interviene nel mondo.
L’olio dei catecumeni, benedetto in questa celebrazione, rappresenta la preparazione per il battesimo e la nuova vita in Cristo. È un segno di forza e di protezione, un invito a coloro che si preparano a ricevere il battesimo a vivere in modo autentico la loro fede.
È un richiamo a tutti noi a rinnovare il nostro battesimo e a vivere la nostra chiamata con entusiasmo e determinazione.
San Paolo, nella sua lettera ai Romani (6,4), ci ricorda: «Siamo stati dunque sepolti con lui mediante il battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova».
Ogni volta che ci avviciniamo al sacramento del battesimo, ci viene offerta l’opportunità di rinascere, di abbandonare il peccato e di abbracciare la vita nuova in Cristo.
Questo sacramento non è solo un rito, ma una trasformazione profonda che ci chiama a vivere secondo lo Spirito.
Il crisma, infine, è l’olio della consacrazione. È un segno della presenza dello Spirito Santo e della nostra identità di cristiani.
Attraverso il crisma, siamo consacrati per una missione specifica: quella di essere testimoni del Vangelo nel mondo.
Nel Vangelo abbiamo letto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio…» Quest’unzione ci rende partecipi della missione di Cristo, ci chiama a portare il suo amore e la sua verità a tutti coloro che incontriamo.
Rinnovare la nostra consacrazione oggi significa anche riconoscere la responsabilità che abbiamo come pastori del popolo che ci è stato affidato.
È un invito a essere testimoni credibili del Vangelo, a vivere la nostra vita in modo che le nostre azioni parlino della nostra fede.
Siamo chiamati a essere luce nel mondo, a illuminare le tenebre con la verità e l’amore di Cristo.
In questo contesto, è fondamentale ricordare che non siamo soli in questo cammino. La nostra comunità è il luogo in cui possiamo sostenerci e incoraggiarci l’un l’altro.
La celebrazione della Messa del Crisma, per noi che abbiamo ricevuto il sacramento dell’ordine nei diversi gradi, non è solo un momento di benedizione, ma anche un’opportunità per rinnovare i legami di fraternità che ci uniscono in quanto appartenenti all’unico presbiterio intorno al vescovo.
Siamo membri di un unico corpo, e ogni membro ha un ruolo unico e prezioso da svolgere.
Nel Vangelo di Matteo (5,14-16), Gesù ci dice: «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Questo è il nostro compito: far risplendere la luce di Cristo nel mondo attraverso le nostre azioni, i nostri atteggiamenti e la nostra testimonianza di vita.
Oggi, mentre celebriamo la Messa del Crisma, rinnoviamo il nostro impegno a vivere come discepoli-missionari di Cristo.
Chiediamo al Signore di riempirci del suo Spirito Santo, affinché possiamo essere testimoni autentici del suo amore in ogni situazione della nostra vita.
Riconosciamo il dono della nostra vocazione e il potere della grazia che ci è stata concessa.
Preghiamo affinché questi oli benedetti possano essere usati con saggezza e amore, affinché ogni persona che riceverà il sacramento possa sperimentare la presenza di Dio nella propria vita.
Che la nostra comunità diocesana possa essere sempre più un luogo di accoglienza, di pace, di misericordia e di amore, dove ogni persona possa sentirsi amata e valorizzata.
Carissimi fratelli e sorelle, oggi celebriamo non solo la benedizione degli oli, ma anche la nostra chiamata a essere segni visibili della grazia di Dio nel mondo.
Che la nostra vita possa essere un canto a Colui che ci ha scelti e ci ha consacrati. Amen.

Il rito della lavanda dei piedi nella Messa in Coena Domini.

Santa Messa in Coena Domini
OMELIA DEL VESCOVO MARCO
Cattedrale di San Lorenzo
ALBA – Giovedi Santo, 2 aprile 2026
Carissimi fratelli e sorelle,
questa sera siamo raccolti in questa celebrazione del Giovedì Santo per commemorare alcuni momenti fondamentale della nostra fede: l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio e il gesto umile e straordinario della lavanda dei piedi. È una celebrazione che ci invita a riflettere sul significato profondo dell’amore, del servizio e della comunione.
La liturgia di oggi ci porta nel cuore della Pasqua, in un contesto di intimità e di grande significato. Siamo testimoni di un gesto semplice, ma carico di speranza: Gesù, il Maestro e Signore, si china per lavare i piedi ai suoi discepoli. Questo atto, tanto umile quanto rivoluzionario, ci parla di un amore che non conosce limiti e di un servizio che è fondamento della comunità cristiana.
La cena pasquale che Gesù celebra con i suoi discepoli non è solo un momento di convivialità, ma un evento carico di simbolismo. La Pasqua ebraica, ricorda la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Gesù, però, compie un gesto che trasforma questo rito: Egli si propone come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, offrendo non solo un’uscita dalla schiavitù fisica, ma una liberazione più profonda dal peccato e dalla morte.
Il gesto della lavanda dei piedi è il fulcro di questa celebrazione. In Giovanni, vediamo come, dopo aver preso un asciugamano e un catino, Gesù comincia a lavare i piedi dei discepoli. Questo gesto, che possiamo considerare scioccante per l’epoca, ha un messaggio chiaro: il Signore non è venuto per essere servito, ma per servire.
Immaginate la scena: i discepoli, ritratti da una certa idea di grandezza e di potere, si trovano di fronte a un Maestro che si abbassa per compiere il lavoro di un servo. Questo atto di umiltà è un invito a tutti noi a riconsiderare il nostro modo di vivere la fede e le relazioni interpersonali. Non possiamo essere discepoli di Cristo senza abbracciare il suo esempio di servizio.
Quando Gesù arriva a Pietro, troviamo una reazione che esprime la nostra umanità: «Non mi laverai mai i piedi!» Pietro non comprende il gesto del Maestro e, in quella resistenza, c’è una parte di ciascuno di noi che fatica a lasciarsi servire. Ma Gesù risponde: «Se non ti lavo, non hai parte con me». Qui, il Signore ci invita a riconoscere che il servizio divino implica anche una disponibilità a ricevere, a lasciarci amare e purificare.
La lavanda dei piedi non è solo un rituale, ma una chiamata. È un invito a vivere la nostra fede nel quotidiano, a piegarci verso gli altri con amore e umiltà. È un appello a trasformare la nostra vita in un servizio per gli altri, a non cercare la nostra gloria, ma a rendere gloria a Dio attraverso le nostre azioni.
In questo gesto, troviamo anche un richiamo alla comunità ecclesiale. Siamo chiamati a costruire una Chiesa che si prenda cura dei più vulnerabili, degli ultimi, di coloro che sono emarginati. La lavanda dei piedi ci ricorda che la vera grandezza si trova nel servizio, nel mettere le esigenze degli altri prima delle nostre.
Durante questa celebrazione, celebriamo anche l’istituzione dell’Eucaristia. Gesù, nel momento in cui spezza il pane e offre il calice, ci dona sé stesso. L’Eucaristia diventa il culmine di questa serata, il segno tangibile della sua presenza tra noi. Attraverso il pane e il vino, Cristo si fa nostro nutrimento, ci sostiene nel nostro cammino di fede e ci unisce come comunità.
L’Eucaristia è anche un invito a vivere la carità. È il dono di un amore che si fa concreto, che si traduce in gesti di solidarietà e di servizio verso gli altri. Ogni volta che ci riuniamo attorno all’altare, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno a essere discepoli autentici, a vivere la nostra vita come un dono per gli altri.
Questa sera, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno al servizio. La lavanda dei piedi ci invita a guardare le nostre relazioni: come possiamo servire meglio chi ci sta accanto? Come possiamo rendere la nostra comunità un luogo di accoglienza, di amore e di sostegno?
Il nostro mondo ha bisogno di segni concreti di carità e di misericordia. In un’epoca in cui la divisione e l’egoismo sembrano prevalere, il gesto di lavare i piedi diventa un potente simbolo di unità e di riconciliazione. Siamo chiamati a essere testimoni di un amore che si fa concreto, che si traduce in attenzione e cura verso gli altri.
Cari fratelli e sorelle, mentre celebriamo questo giovedì Santo, lasciamoci toccare dal gesto di Gesù. Lasciamo che il suo esempio di umiltà e servizio ispiri le nostre vite. Riconosciamo la bellezza dell’Eucaristia, questo dono straordinario che ci unisce a Lui e tra di noi. Impegniamoci a vivere la nostra fede non solo nei momenti di celebrazione, ma anche nella quotidianità, cercando di imitare Cristo nel nostro amore e nel nostro servizio.
Che questa sera possa essere un’opportunità per rinnovare il nostro sì a Dio e agli altri. Che il Signore ci benedica e ci guidi nel nostro cammino, affinché possiamo essere testimoni autentici del suo amore nel mondo. Amen.

Dopo la Messa in Coena Domini, il Santissimo viene collocato in un’apposita cappella.

