La settima assemblea sinodale si è tenuta venerdì 30 ad Altavilla. E ha indicato le tre piste di lavoro pastorale per la diocesi.

Monsignor Marco Brunetti introduce i lavori dell’assemblea.
Dopo quattro anni di cammino sinodale, per la chiesa di Alba è arrivato il momento delle scelte. Lo ha fatto nella VII Assemblea sinodale, convocata dal Vescovo Marco ad Altavilla il 30 gennaio. Al termine di una analisi capillare sul cristianesimo in Italia, sono state individuate parecchie criticità, che impongono decisioni coraggiose. Alcune saranno suggerite da una équipe di sei Vescovi, altre dagli organismi della CEI, altre dalle diocesi, attraverso le assemblee diocesane.

Anna Maria Tibaldi, delegata regionale per il Cammino sinodale..
Come suggerito dal Vescovo nel saluto iniziale, la chiesa italiana ha preso atto che è finita la stagione della cristianità, che cioè non viviamo più in una società cristiana: si è interrotta la catena di trasmissione della fede. Quali passi per riannodarla? I delegati presenti in assemblea hanno individuato e suggerito al Vescovo tre priorità:

Lavori di gruppo durante l’Assemblea sinodale di Altavilla.
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L’attenzione specifica ai giovani, i grandi assenti. Anche all’assemblea! Per “giovani” si intendono i 30-40enni, nella fase della vita in cui devono trovare una sintesi molto problematica tra ritmi di lavoro sempre più serrati, relazioni affettive e familiari da costruire, figli da mettere al mondo e da crescere. Sono la generazione che in questo momento fa più fatica. Come formarli all’impegno sociale? Come trasmettere loro che l’incontro con Cristo può illuminare le scelte e dare forza?

Un gruppo al lavoro durante l’Assemblea sinodale di Altavilla.
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Priorità alla formazione degli adulti per percorsi di riscoperta della fede. La generazione degli attuali adulti ha avuto, nell’infanzia, una formazione cristiana. I germi della fede sono stati seminati. Sono ancora vivi, anche quando la crescita della fede si è bloccata allo stadio catechistico e ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. La sfida che ci attende è rivitalizzare questi germi di fede e farli crescere, fino a scoprire che la fede cristiana può rendere la vita più piena e più bella. Servirà una interazione tra parrocchie, associazioni e movimenti. Bisognerà individuare e formare persone capaci di far gustare la bellezza e la fecondità della Parola, di far capire che la fede, ancora oggi può aiutare a vivere meglio.
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Promozione e valorizzazione di diverse forme ministeriali. È evidente che un lavoro così immane non può gravare solo sulle spalle dei preti. Sarà necessario un lavoro coordinato tra ministri ordinati, consacrati e laici. Essenziale il coinvolgimento delle donne, già oggi in maggioranza nelle parrocchie, se consideriamo la presenza ai momenti liturgici, la catechesi, l’animazione delle comunità. Già oggi, ma più ancora domani sarà necessario che ci siano laici formati, capaci di guidare celebrazioni e momenti di vita comunitaria. Come ricordato dal Vescovo in occasione dell’ultima Giornata del Seminario, da sette anni nella diocesi di Alba non ci sono più state ordinazioni sacerdotali e realisticamente, non ve ne saranno per i prossimi sette. Come comunità cristiana non possiamo stare con le mani in mano, ma dobbiamo fare delle scelte. La fine della cristianità non è la fine del Cristianesimo.
Battista Galvagno

