Omelia in occasione del saluto ai frati minori della Fraternità di Mombirone

20-09-2026

Carissimi fratelli e sorelle, carissimi sacerdoti e diaconi, ma soprattutto carissimi frati della fraternità di Mombirone e carissimo Padre Provinciale,

siamo raccolti in preghiera, questa sera, più che per fare un saluto ad una fraternità presente in mezzo a noi da sette anni, per esprimere un grazie per questo tempo vissuto insieme.

A questo proposito mi viene alla mente un passo di un libro sapienziale, a me molto caro, il libro di Giobbe che a un certo punto dice:

” Il Signore ha dato, il Signore ha tolto sia benedetto il nome del Signore”.

Quest’espressione di Giobbe ci invita a vivere i vari passaggi della vita della Chiesa in un’ottica di fede, accettando i progetti della Provvidenza.

Sette anni fa proprio in questa Chiesa parrocchiale abbiamo accolto la fraternità francescana e abbiamo benedetto il Signore, o perlomeno quasi tutti abbiamo benedetto, ed ora siamo qui ad accogliere i disegni della Provvidenza e benediciamo comunque il Signore anche se i frati ci vengono tolti.

Il profeta Isaia che abbiamo letto nella prima lettura molto opportunamente dice: “…i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. …. I miei pensieri sovrastano le vostre vie”.

Credo sia questo lo spirito giusto, aiutati dalla fede in Cristo Gesù che siamo chiamati a vivere questo momento di vita della nostra Chiesa.

Tutti noi, vescovo, presbiteri, diaconi, frati e ogni battezzato siamo chiamati a lavorare nella vigna del Signore, come servi inutili.

Sappiamo che la vigna del Signore è il Regno di Dio in mezzo, la vigna non è nostra ed è grande, abbraccia il mondo intero.

Ciascuno di noi è stato chiamato a diverse ore della nostra vita ad andare a lavorare nella sua vigna: chi prima e chi dopo, in un posto oppure in un altro, questo è il modo di agire di Dio che ha cura della sua vigna.

Tutti noi chiediamoci: siamo fedeli alla chiamata del Signore, là dove lui ci pone?

Questa disponibilità nel servizio alla Chiesa la possiamo vivere e comprendere in pienezza se anche noi, umilmente, possiamo fare nostre le parole di San Paolo:

” Per me il vivere è Cristo”.

Solo se siamo radicati in Cristo possiamo accettare di vivere con gioia e libertà quanto la Provvidenza dispone per la nostra vita. Noi tutti, specialmente i consacrati, apparteniamo a Cristo non al mondo e ai voleri del mondo.

Non sempre siamo capaci di comprendere le scelte di Dio, come gli operai della prima ora che si lamentano perché hanno ricevuto la stessa paga di chi ha lavorato un’ora soltanto.

La logica di Dio non è la nostra logica, Dio è buono e soprattutto vuole che tutti vadano a lavorare nella sua Vigna, che tutti si salvino.

Certamente la presenza dei frati per questa unità pastorale, ma anche per la Diocesi, soprattutto nell’ambito della Caritas, è stato un grande dono di cui siamo tutti grati e riconoscenti al Signore e ovviamente a loro.

Sono certo che la spiritualità francescana che hanno testimoniato in questi anni in mezzo a noi non andrà persa ma potrà ancora continuare a portare frutto.

Ciò che viviamo oggi è un po’ una potatura e voi mi insegnate che la vite va potata affinché porti più frutto, è un momento in cui il distacco ci fa male ma siamo certi che la Provvidenza ci farà scoprire nuove vie per vivere la spiritualità francescana, anche con il loro aiuto.

Vorrei concludere questa breve riflessione facendo nostre le parole dell’ultima laude di San Francesco nel suo Cantico delle creature:

” Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo e servitelo con grande umilitate”.

Amen.