Omelia in occasione della Santa Messa in Coena Domini

02-04-2026

Carissimi fratelli e sorelle,

questa sera siamo raccolti in questa celebrazione del Giovedì Santo per commemorare alcuni momenti fondamentale della nostra fede: l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio e il gesto umile e straordinario della lavanda dei piedi. È una celebrazione che ci invita a riflettere sul significato profondo dell’amore, del servizio e della comunione.

La liturgia di oggi ci porta nel cuore della Pasqua, in un contesto di intimità e di grande significato. Siamo testimoni di un gesto semplice, ma carico di speranza: Gesù, il Maestro e Signore, si china per lavare i piedi ai suoi discepoli. Questo atto, tanto umile quanto rivoluzionario, ci parla di un amore che non conosce limiti e di un servizio che è fondamento della comunità cristiana.

La cena pasquale che Gesù celebra con i suoi discepoli non è solo un momento di convivialità, ma un evento carico di simbolismo. La Pasqua ebraica, ricorda la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Gesù, però, compie un gesto che trasforma questo rito: Egli si propone come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, offrendo non solo un’uscita dalla schiavitù fisica, ma una liberazione più profonda dal peccato e dalla morte.

Il gesto della lavanda dei piedi è il fulcro di questa celebrazione. In Giovanni, vediamo come, dopo aver preso un asciugamano e un catino, Gesù comincia a lavare i piedi dei discepoli. Questo gesto, che possiamo considerare scioccante per l’epoca, ha un messaggio chiaro: il Signore non è venuto per essere servito, ma per servire.

Immaginate la scena: i discepoli, ritratti da una certa idea di grandezza e di potere, si trovano di fronte a un Maestro che si abbassa per compiere il lavoro di un servo. Questo atto di umiltà è un invito a tutti noi a riconsiderare il nostro modo di vivere la fede e le relazioni interpersonali. Non possiamo essere discepoli di Cristo senza abbracciare il suo esempio di servizio.

Quando Gesù arriva a Pietro, troviamo una reazione che esprime la nostra umanità: “Non mi laverai mai i piedi!” Pietro non comprende il gesto del Maestro e, in quella resistenza, c’è una parte di ciascuno di noi che fatica a lasciarsi servire. Ma Gesù risponde: “Se non ti lavo, non hai parte con me”. Qui, il Signore ci invita a riconoscere che il servizio divino implica anche una disponibilità a ricevere, a lasciarci amare e purificare.

La lavanda dei piedi non è solo un rituale, ma una chiamata. È un invito a vivere la nostra fede nel quotidiano, a piegarci verso gli altri con amore e umiltà. È un appello a trasformare la nostra vita in un servizio per gli altri, a non cercare la nostra gloria, ma a rendere gloria a Dio attraverso le nostre azioni.

In questo gesto, troviamo anche un richiamo alla comunità ecclesiale. Siamo chiamati a costruire una Chiesa che si prenda cura dei più vulnerabili, degli ultimi, di coloro che sono emarginati. La lavanda dei piedi ci ricorda che la vera grandezza si trova nel servizio, nel mettere le esigenze degli altri prima delle nostre.

Durante questa celebrazione, celebriamo anche l’istituzione dell’Eucaristia. Gesù, nel momento in cui spezza il pane e offre il calice, ci dona sé stesso. L’Eucaristia diventa il culmine di questa serata, il segno tangibile della sua presenza tra noi. Attraverso il pane e il vino, Cristo si fa nostro nutrimento, ci sostiene nel nostro cammino di fede e ci unisce come comunità.

L’Eucaristia è anche un invito a vivere la carità. È il dono di un amore che si fa concreto, che si traduce in gesti di solidarietà e di servizio verso gli altri. Ogni volta che ci riuniamo attorno all’altare, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno a essere discepoli autentici, a vivere la nostra vita come un dono per gli altri.

Questa sera, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno al servizio. La lavanda dei piedi ci invita a guardare le nostre relazioni: come possiamo servire meglio chi ci sta accanto? Come possiamo rendere la nostra comunità un luogo di accoglienza, di amore e di sostegno?

Il nostro mondo ha bisogno di segni concreti di carità e di misericordia. In un’epoca in cui la divisione e l’egoismo sembrano prevalere, il gesto di lavare i piedi diventa un potente simbolo di unità e di riconciliazione. Siamo chiamati a essere testimoni di un amore che si fa concreto, che si traduce in attenzione e cura verso gli altri.

Cari fratelli e sorelle, mentre celebriamo questo giovedì Santo, lasciamoci toccare dal gesto di Gesù. Lasciamo che il suo esempio di umiltà e servizio ispiri le nostre vite. Riconosciamo la bellezza dell’Eucaristia, questo dono straordinario che ci unisce a Lui e tra di noi. Impegniamoci a vivere la nostra fede non solo nei momenti di celebrazione, ma anche nella quotidianità, cercando di imitare Cristo nel nostro amore e nel nostro servizio.

Che questa sera possa essere un’opportunità per rinnovare il nostro sì a Dio e agli altri. Che il Signore ci benedica e ci guidi nel nostro cammino, affinché possiamo essere testimoni autentici del suo amore nel mondo. Amen.